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Come creare i suoni per un tour professionale con Quad Cortex

Realizzare i suoni per un tour professionale è molto diverso dal creare semplicemente un buon preset per chitarra.

Aldo Pellegrini, sound designer preset per Tour.
Un preset destinato a un grande palco deve funzionare insieme a basso, batteria, tastiere, voce e alle altre chitarre, attraverso sistemi in-ear e PA professionali. Deve inoltre essere affidabile, facilmente gestibile dal musicista e coerente nelle diverse situazioni live.

In questo articolo racconto il lavoro svolto per Stefano Cerisoli, chitarrista professionista, per la realizzazione dei suoni utilizzati nel tour di Marco Masini con Neural DSP Quad Cortex.

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Da un rig complesso a un sistema ottimizzato

La collaborazione con Stefano è nata dopo che aveva acquistato alcuni preset dal mio store e aveva iniziato a utilizzare Quad Cortex.

L’obiettivo iniziale era semplificare il rig, mantenendo però le caratteristiche sonore alle quali era abituato.

Prima di iniziare la programmazione ho quindi raccolto tutte le informazioni necessarie:

  • registrazioni del suo ascolto in-ear;
  • effetti e amplificatori utilizzati in precedenza;
  • chitarre e pickup utilizzati nei diversi brani;
  • indicazioni sul suono desiderato;
  • esigenze specifiche dell’artista;
  • tracce delle chitarre del precedente tour.

Quest’ultimo punto è stato particolarmente importante. Avere le tracce originali delle chitarre permetteva di lavorare direttamente sul materiale reale dello spettacolo e capire come i diversi suoni si inserivano nel mix.


Un preset per ogni esigenza musicale

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è stato constatare quanto fossero differenti le esigenze dei vari brani.

Alcuni utilizzavano una sola scena, altri tre o quattro, mentre alcuni medley arrivavano a otto scene.

Clean, crunch, distorti, suoni per gli assoli, delay, tremolo e ambienti stereo dovevano essere organizzati in modo da permettere a Stefano di seguire rapidamente ogni momento dello spettacolo.

L’obiettivo non era quindi creare “un grande suono di chitarra”, ma un sistema di suoni coerente con l’intera scaletta.


Portare il carattere del rig analogico dentro Quad Cortex

Stefano aveva una precisa identità sonora e utilizzava riferimenti come amplificatore VoxAC30, pedali Klon e Vemuram.

Nel nuovo rig abbiamo cercato di mantenere queste caratteristiche utilizzando i modelli disponibili in Quad Cortex. 

Per esempio, alcuni amplificatori sono stati scelti per i clean, altri per crunch e distorti, mentre diversi effetti sono stati utilizzati per ricreare funzioni già presenti nel precedente rig.

Il vantaggio è stato poter concentrare tutto in un’unica macchina, mantenendo contemporaneamente la possibilità di avere preset e scene specifiche per ogni brano.


L’equalizzazione: il suono deve funzionare nel mix

Uno degli aspetti più importanti del lavoro è stata l’equalizzazione.

Quando si ascolta una chitarra da sola, viene naturale cercare un suono molto grosso, ricco di bassi e alte frequenze.

Nel mix di un tour professionale questo approccio può però creare problemi.

La chitarra deve condividere lo spettro con basso, cassa, batteria, tastiere, voce e altre chitarre.

Per questo abbiamo lavorato soprattutto sulla zona dei 150 Hz, per dare corpo al suono, controllando contemporaneamente la zona intorno ai 300 Hz, che può facilmente rendere la chitarra troppo gonfia.

Le frequenze molto basse sono state inoltre filtrate, indicativamente intorno ai 100–116 Hz, per lasciare spazio a basso e cassa.

Una chitarra mediosa può essere più grande nel mix

Questo è un concetto fondamentale.

Una chitarra che da sola sembra leggermente più “mediosa” può risultare molto più presente e definita quando entra tutta la band.

Le frequenze medie permettono infatti allo strumento di rimanere intelligibile anche quando il volume complessivo della chitarra non è particolarmente elevato.


Stereo, delay e ambiente

Stefano desiderava un ascolto molto aperto e stereo.

Per questo sono state utilizzate linee parallele, delay e riverberi con una distribuzione stereo studiata in funzione dei diversi brani.

In alcuni preset gli effetti sono stati spostati maggiormente verso destra o sinistra, creando un ambiente molto ampio nell’ascolto in-ear.

Un altro elemento utilizzato è stato un piccolo riverbero Room, pensato per simulare la sensazione di avere l’amplificatore all’interno di una stanza.

Non si tratta necessariamente di sentire un riverbero evidente: l’obiettivo è dare al chitarrista una sensazione più naturale e tridimensionale sotto le dita.


Il chitarrista fa parte del preset

Un preset non può essere considerato indipendente dal musicista.

La stessa impostazione può reagire in maniera completamente diversa con un’altra chitarra, un altro pickup o semplicemente con un altro modo di suonare.Per questo il progetto è proseguito con una giornata di lavoro insieme a Stefano ad Arezzo.

Abbiamo utilizzato le sue chitarre, il suo Quad Cortex e le basi dello spettacolo, provando direttamente:

  • livelli;
  • EQ;
  • delay;
  • riverberi;
  • dinamica;
  • posizione degli effetti;
  • risposta delle diverse scene.

Questo passaggio ha permesso di trasformare il lavoro fatto “a distanza” in un rig realmente costruito intorno al musicista.


La vera prova: il palco

Dopo la programmazione è arrivato il momento più importante: le prove del tour.

Il sistema è stato verificato all’interno di una produzione professionale, con tutti i musicisti in-ear e con un team audio dedicato alla gestione del palco e del PA.

Anche il livello di uscita di Quad Cortex è stato verificato con i fonici attraverso test di picco.

Una volta stabilito il livello corretto, l’uscita è stata mantenuta fissa.

In un tour professionale la prevedibilità è fondamentale: il fonico deve sapere esattamente quale livello riceverà dal modeler e il musicista deve poter contare sul fatto che il sistema rimanga coerente.


Il suono in cuffia non è il suono del PA

Questa è probabilmente la lezione più importante di tutta l’esperienza.

Un suono perfetto in cuffia non è necessariamente un suono perfetto dal vivo.

Un grande PA può riprodurre le basse frequenze con un’energia molto maggiore rispetto a un sistema in-ear.

Per questo è spesso un errore costruire un preset con troppi bassi semplicemente perché in cuffia sembra più grosso.

La chitarra deve avere corpo, ma deve anche lasciare spazio agli strumenti che occupano naturalmente la parte bassa dello spettro.

Lo stesso vale per le alte frequenze: esagerare con gli acuti può produrre un suono piacevole in cuffia ma eccessivamente brillante attraverso un PA.

La soluzione è spesso un suono più equilibrato, con medi presenti, basse controllate e alte non eccessive.


Quando il preset deve cambiare

Durante una delle prime date del tour è stato possibile ascoltare direttamente il sistema dal vivo.In quella particolare situazione le chitarre risultavano leggermente troppo brillanti e mancava un po’ di corpo.

Abbiamo quindi effettuato alcune piccole modifiche:

  • aumento controllato intorno ai 150 Hz;
  • riduzione intorno agli 800 Hz;
  • leggera riduzione intorno ai 7 kHz.

Questo non significa che il preset originale fosse sbagliato.

Significa che il preset deve essere considerato all’interno del sistema nel quale viene utilizzato.

Un’impostazione che funziona perfettamente in una sala può richiedere piccoli interventi in un’altra.


Quanto alzare un assolo?

In questo progetto le scene dedicate agli assoli avevano un incremento di circa 6–7 dB rispetto ai suoni ritmici. Questo perché la band ha 2 chitarre elettriche, una chitarra acustica e tastiere, quindi le frequenze generali sono sature e c'era bisogno di uscire di più anche col volume.

Ma anche questo non deve essere considerato uno standard assoluto.

Il fonico può intervenire dal banco in base a ciò che sta realmente succedendo sul palco.

La batteria può suonare più forte, il basso può cambiare dinamica, l’arrangiamento può diventare più denso.

Per questo il lavoro del chitarrista e quello del fonico devono essere complementari.


Quad Cortex come strumento per il live

La programmazione non riguardava soltanto il suono.

Quad Cortex è stato organizzato per permettere a Stefano di identificare rapidamente le scene attraverso nomi e colori e di passare da un preset al successivo con il minimo numero di operazioni.

In un tour questo aspetto è fondamentale.

Durante uno spettacolo il musicista non deve preoccuparsi di quale effetto attivare o di quale parametro modificare.

Deve semplicemente sapere dove si trova il suono che gli serve e richiamarlo nel momento giusto.


Le lezioni più importanti

Questa esperienza ha confermato alcuni principi che possono essere applicati a qualsiasi modeler, non solo a Quad Cortex:

1. Il preset deve funzionare nel mix, non solo da solo.

2. Non bisogna esagerare con le basse frequenze.

3. I medi sono fondamentali per far emergere la chitarra.

4. Il suono in-ear non è necessariamente quello del PA.

5. Chitarra e playing del musicista influenzano profondamente il risultato.

6. Non esiste un preset perfetto per ogni palco.

7. Il fonico è parte integrante del sistema.


Conclusioni

Realizzare i suoni per un tour professionale significa molto più che scegliere un amplificatore e aggiungere qualche effetto.

Significa conoscere il musicista, ascoltare le sue esigenze, analizzare il repertorio, capire il ruolo della chitarra nel mix, costruire preset e scene coerenti e soprattutto verificare tutto sul campo.

L’esperienza con Stefano Cerisoli e il tour di Marco Masini è stata una conferma importante: il miglior preset non è quello che suona più grande da solo.

È quello che funziona meglio insieme a tutto il resto.

E questo principio vale per Quad Cortex, Helix, Headrush e per qualsiasi altro modeler utilizzato in ambito live professionale.